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Zeus! Io, tu, gli altri (il poeta Riccardo Raimondo per Zeus! Biennale)

giugno 13, 2011

Il progetto Zeus! è, a mio parere, una delle più interessanti realtà letterarie in Italia, proprio per una sua impropria caratteristica letteraria, cioè – potrei dire – la sua metaletterarietà.
Zeus! infatti non è solo una rivista. È un luogo magico, un porto franco, uno spazio incontaminato dove la letteratura non può che porsi le domande primordiali riguardo la sua natura: riguardo il tempo, lo spazio, la sua origine e la sua identità, riguardo i confini del suo linguaggio e il suo scopo nel mondo.
Per tal ragione non voglio parlare di Zeus! dal punto di vista antropologico, come un esperimento da laboratorio, un vezzo culturale. Non voglio ricondurlo alle scritture automatiche o ai flussi di coscienza, all’arte informale o primitiva.
Zeus! è molto di più. I suoi testi sono creati al di là del linguaggio, e al di qua: è un’avventura della mente e dello spirito in cui la Parola recupera la potenza originaria, generatrice di senso, svelatrice d’orizzonti.
Ritrovo in Zeus! un gioco serissimo intorno al concetto di educazione e integrazione sociale. In tempi in cui la letteratura è strumentalizzata dalla politica o asservita al mercato, ritrovo in Zeus! un momento letterario incontaminato, puro.
Ma Zeus! non è solo questo. Zeus! è prima di tutto una bellissima esperienza umana che con semplicità a coraggio ci fa riflettere sul rapporto con l’Altro.

Zeus! è, ad esempio, Casa Salis di Manuel che non ha paura di confrontarsi con il mondo intorno, con il mondo fuori. Il suo sguardo magico si posa sugli oggetti, e attraverso quelli indaga sé stesso e le sue emozioni. Manuel esploratore scopre il mondo intorno, e si scopre senza timore. Il suo Verbo è vorticoso, centripeto. È una personalità eroica (nel senso di eros), la sua, che si dilata, che si lancia fuori, ma solo per poi tornare dentro : «Un motoscafo nell’acqua fa le sterzate e supera le gondole di Venezia. Manuel grida. Sono io» (Manuel, da Casa Salis).

Per scrivere questo numero i ragazzi del Cardo si sono ispirati a Venezia. L’hanno visitata, l’hanno vissuta, l’hanno rotta e ricostruita dentro di loro.
In Venezia romantica visione Michela ha un atteggiamento quasi opposto a Manuel. La sua narrazione è violentemente centrifuga. Michela accumula e accumula particolari, uno dopo l’altro, con lunghissimi balzi di senso, con uno spirito che deframmenta tutto ciò che vede: «C’erano le panchine con su barboni e i topi, i ratti. Di Venezia mi colpisce il leone: avevo un profumino una volta con su il leone, proprio quello di Venezia. La prossima volta che ci vado voglio comprare una bella sciarpa veneziana, magari di lino, magari per Zeus!» (Michela, Venezia Romantica Visione).

Venezia diventa l’occasione per i ragazzi del Cardo di rapportarsi con un luogo nuovo, una geografia nuova, una dimensione “vergine” ancora inesplorata dalla coscienza.
Danilo in Venezia sulle barche con le gondole confonde la geometria della mappa, reinventa la geografia e la declina a suo piacere: «Il Friuli, il Venezia Giulia […] una volta erano insieme […] poi c’è stato un trattamento […] quando hanno inventato le città d’Italia: diceva che andava bene, e invece andava male». Nella narrazione di Danilo oggetti, geografia, narrazione e ricordo sono come assemblati in un unico vivace meccanismo: «Anche i vasi di una volta, quelli per i fiori, sono da tenere a mano per il racconto che facevano una volta gli antichi».

Venezia è anche l’occasione di indagare il rapporto fra l’uomo e l’arte, fra la natura e la tecnica. Danilo scrive ancora in La Fiat di Torino e le macchine di Piancamuno: «[...] le macchine. Le hanno inventate a Torino: i poeti di una volta. I poeti facevano mezzi di trasporto e portavano in giro le cose come una volta». Non può che essere stato un poeta a inventare le automobili?
Danilo – l’avrete capito – è un grande visionario e si misura, all’interno di Zeus, anche con un (Nuovo) Dizionario. Alla voce EMBLEMA ad esempio leggiamo «malattia come la cirrosi epatica», oppure alla voce EVANGELISTA: «Marco Polo, che ha inventato l’Africa»; o ancora ECCO: «le cose che son state fatte».
C’è un uso qui del tutto spropositato del linguaggio, un uso esasperato e distorto, un uso che però – ed è questo che rende magica la lettura di questo inedito dizionario – non manca mai di avere una sua logica, anzi – direi – una sua “fisiologica”. Infatti le ragioni che soggiacciono a questo utilizzo “piratesco” della parole sono le ragioni della rapina, del furto, della divagazione. A Danilo non importa del senso intimo delle parole, ciò che gli importa è individuarle, localizzarle in un immaginario con i mezzi che già possiede.
Danilo ci insegna che non abbiamo bisogno necessariamente di un’ educazione sistematica così come la pensiamo oggi, ma possiamo essere noi a ri-creare il sistema, a ri-generare il linguaggio, proprio come i «poeti facevano mezzi di trasporto».

Questo distacco dal sistema-linguaggio, questa ricerca coraggiosa di un metalinguaggio, mi sembra essere dunque il punto focale di Zeus. Altre ragioni intervengono nella costruzione della sintassi, altre (fisio)logiche: sono le ragioni del corpo e del cuore, che riescono a superare i limiti dell’educazione, della mente, dei sensi e, in ultima analisi, anche del linguaggio.
A tal proposito si potrebbe parlare, in certi casi, di riflessioni quasi metafisiche.
Scrive Alessandra: «Gli occhi servono per vederci fuori» – che in questa sede per me rappresenta un invito, un invito a usare gli occhi per la funzione per cui sono stati fatti: guardare fuori, per guardare negli occhi degli altri, non per guardarsi dentro come monadi che giocano con lo specchio di Narciso. Un invito – mi sembra – a uno slancio verso l’Altro, un slancio vero.
Con questo invito concludo il mio breve intervento, sperando di essere riuscito a mostrare, a chi legge, ciò che io vedo negli occhi di Zeus!.
Riccardo Raimondo

canale youtube di poesia

gennaio 10, 2011

In attesa della recensione dei nostri redattori al libro di poesie di Riccardo Raimondo “Lo sfasciacarrozze”, eccovi il link del canale di poesie http://www.youtube.com/user/raimondoriccardo

RECENSORI

aprile 2, 2010

La redazione, per la prima volta, recensirà Lo Sfasciacarrozze, poesie di Riccardo Raimondo.

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